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16bis

Oggi ho deciso di visitare il teatro d’opera più antico in Europa. In occasione dell’onomastico del re Carlo di Borbone lo stesso si regalò il Teatro San Carlo, che ancora oggi rappresenta uno dei teatri più prestigiosi al mondo.

La daysperience n°217 di oggi?

Visita al teatro di Carlo e Ferdinando.

La struttura esterna che ospita il teatro vero e proprio è in muratura ed è rimasta quella originale del progetto settecentesco mentre la sala interna era in legno.

Agli inizi dell’Ottocento, quando il teatro aveva ormai già visto esibire le opere di personaggi illustri come Gluck, Bach e Cimarosa, un incendio distrusse completamente la parte interna, probabilmente in pochi minuti.

Molti teatri, costruiti in legno venivano rapidamente distrutti dal fuoco, la causa era principalmente la presenza di lampade a olio e candele per l’illuminazione. Si conta che al San Carlo venivano utilizzate circa 3000 tra candele e lampade per illuminarlo e, a differenza di oggi, le luci non venivano mai spente anche durante le rappresentazioni.

Ferdinando ne volle la ricostruzione immediata e lo inaugurò soli 11 mesi dopo la sua distruzione, il giorno del proprio compleanno.

Il teatro presenta un’ampia platea, cinque ordini di palchi più il sontuoso palco reale, il loggione e un grande palcoscenico pari alla metà del teatro.

E’ stato un modello architettonico per altri teatri d’Europa come la stessa Fenice di Venezia.

Entrando, la sensazione è quella di maestosità e meraviglia. Ma oltre alle ricche decorazioni neoclassiche, una serie di particolarità rendono questa visita davvero speciale.

Il soffitto sopra la platea, non è un affresco come si può pensare ma una grandissima tela dipinta che sovrasta tutta la platea e rappresenta Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo. Inchiodata alla struttura di legno, non visibile, è separata dal soffitto vero e proprio da circa 3 metri di spazio vuoto, la cassa di risonanza, che assicura un’acustica impeccabile al San Carlo.

Il fondale del palcoscenico presenta una piccola finestra da cui il Re poteva affacciarsi e decidere se l’opera messa in scena era di suo gradimento e decidere di andare a sedersi nel suo palco senza essere visto dagli altri.

Il Teatro si sviluppa infatti a ridosso del Palazzo Reale e il Re poteva quindi entrarvi direttamente dalla sua dimora attraversando un corridoio che dal retro del palcoscenico lo conduceva al secondo ordine di palchi. I palchi erano numerati ed essendo Ferdinando estremamente superstizioso non voleva passare davanti al palco con il numero 17, fu per questo che fece numerare quel palco che si trova proprio prima del palco reale 16 bis, da qui il titolo a questo post.

Ho scoperto grazie a questa visita anche le ragioni legate al numero 17, in latino infatti la scritta VIXI, significa “ho vissuto”, quindi sono morto. La scritta VIXI anagrammata è XVII, in numeri romani 17, da qui la “sfortuna” di questo numero.

Tra i numerosi fregi decorativi del Teatro emerge l’orologio collocato a separare il soffitto del teatro da quello del palco. Attraverso un meccanismo invertito, ancora oggi funzionante, il braccio della figura allegorica del tempo diventa la lancetta fissa su un quadrante che ruota.

Un’ultima curiosità di questo teatro riguarda la presenza di specchi in ogni palco. Gli specchi servivano al Re per controllare in ogni momento i suoi sudditi ma anche il contrario. Attraverso gli specchi, gli spettatori potevano vedere se il re gradiva la rappresentazione e se potevano applaudire dopo il suo primo applauso o se dovevano fare silenzio poichè il re aveva deciso di addormentarsi.

Questa interessantissima visita si è conclusa nella Sala della caffetteria utilizzata oggi oltre che come sala relax durante le pause delle opere anche come luogo di eventi privati.

Anche questo teatro come il Comunale di Bologna mi ha stupito e spero di poter presto venire ad assistere a un opera seduto nelle sue poltroncine di velluto rosso.

Napoli 2019-08-05

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