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7 streghe per 7 fardelli

Qualche giorno fa mi sono prenotato a questo evento e stasera nonostante sia Venerdì e io sia stanchissimo da una settimana di lavoro ci sono andato. Gran corse perchè riesco ad essere in centro per le 18.00 e l’evento iniziava alle 18.30, comunque ci sono riuscito.

La daysperience n°74 di oggi?

In giro alla scoperta delle streghe di Bologna.

Ho intitolato questo articolo come il nome stesso dell’evento, appunto 7 streghe per 7 fardelliorganizzato da Bologna Magica

Gli autori hanno voluto rifarsi al nome del celebre film, Sette spose per sette fratelli, per narrare la storia di sette donne accusate di stregoneria e alcune di esse bruciate al rogo. Quando si parla di roghi e di streghe si pensa subito al MedioEvo invece ho scoperto anche io, grazie a questo tour, che i processi si sono protatti praticamente quasi fino ai giorni nostri, addirittura l’ultimo processo per stregoneria a Bologna risale al 2016. Le protagoniste di queste storie sono invece di epoca rinascimentale.

Il tour parte da Piazza Galvani dove ci viene narrata la storia di Domenica una donna del popolo condannata al rogo nel 1509. Era una donna anziana, sola e in cattiva salute. Bastava davvero poco per essere accusati di stregoneria, era sufficiente una voce messa in giro e poi confermata da più persone per subire un processo. Durante il processo l’inquisizione procedeva ad interrogatori basati sulla tortura fisica finchè la donna non ammetteva ciò che l’inquisitore voleva udire. Domenica era una donna senza protezione che non ha potuto evitare in nessun modo il destino che le avevano scritto.

Caso diverso invece è quello di Pompilia Zambeccari, di famiglia benestante viveva nel palazzo di famiglia in via Farini. Giovanissima è costretta a sposare un uomo molto più grande di età. Pompilia è giovane e bella e inizia ad intrattenere delle storie con alcuni servi del Palazzo. Pompilia non vuole più continua a vivere con il marito quindi si rivolge al suo medico per aiutarla ad avvelenarlo. Il medico quindi riferisce al marito le intenzioni della moglie, ma questi in un primo momento non gli crede poi il medico riferisce che farà un esperimento darà a Pompilia un falso veleno da strofinare sulle ciabatte del marito la sera e lui potrà constatare se è vero. In passato era uso avvelenare anche con gli indumenti e le ciabatte hanno un particolare significato perchè sono l’accessorio che si utilizza ai piedi e i piedi sono le radici della persona. La sera il marito e il padre della ragazza scopriono la stessa a spennellare le ciabatte del marito e capiscono le sue cattive intenzioni. Trovano anche diversi unguenti e ricetti di veleni tra le sue cose. Ma Pompilia è una nobile e non può essere processata per stregoneria come invece era accaduto per Domenica. Viene quindi spedita due anni in convento e al suo ritorno in città viene ospitata a casa di una servetta di famiglia. Una sera ad una festa in maschera conosce un ragazzo imparentanto con il cardinale e arcivescovo Buoncompagni. I due iniziano una storia ma il giovane non ne vuole sapere di sposarsi. Lei finge di essere incinta per spingere il ragazzo a sposarla ma questi continua a rifiutarsi. Arrivata al nono mese deve partorire e quindi decide di comprare un bambino e incarica la serva di provvedere al tutto. Nonostante la nascita di questo figlio il Buoncompagni continua a non volerla sposare e quindi lei ritenta con una seconda finta gravidanza, questa volta il giochino le va male perchè la serva viene scoperta nel tentativo di comprare un bambino. La serva viene giustiziata mentre Pompilia viene mandata in un convento di clausura a vita. Questa storia racconta le differenze tra ricchi e poveri, chi non poteva difendersi o non aveva un cognome da salvare veniva giustiziato chi invece aveva potere veniva punito in modo meno severo. Pompilia era una donna costretta ad un destino che non voleva, il suo desiderio come emerge dalle sue parole era di avere una bella famiglia con un uomo che amava, a dimostrazione di ciò ella ha donato ingenti ricchezze ai figli che aveva comprato per farli crescere nel benessere con le famiglie di origine. Pompilia Zambeccari è comunque passata alla storia come l’avvelenatrice di Bologna.

Palazzo Zambeccari

La terza tappa è il Palazzo dei Poeti. Nella zona lavorò Maria da Trento che non era di Bologna ma arrivò a Bologna per lavorare come levatrice. Uno dei bambini che accudiva morì e iniziarono quindi delle voci sul suo conto. Spesso le levatrici erano accusate di stregoneria, in alcuni libri come il Malleus Maleficarum si citano proprio le levatrici e le cuoche come le persone capaci di dare e di togliere la vita a coloro per cui lavorano.Durante il processo a Maria da Trento succede qualcosa di strano. Lei ammette di aver partecipato da piccola a rituali magici e di essere stata iniziata a queste pratiche quando era Trento. Nella sua casa viene addirittura trovato un altarino con un teschio e un crocifisso senza braccio. Nonostante questo potesse bastare per mandare al rogo una persona il processo dopo dieci giorni si concluse con un nulla di fatto e lei fu rilasciata.

Il tuor prosegue verso la Chiesa di San Salvatore. Questa zona è ricca di storia e di storie inerenti a questo tema. Nella Biblioteca accanto alla Chiesa è stato ritrovato un testo calcinato Erasmo da Rotterdam. Questa era la zona di Thomas Becket quando studiò diritto canonico in Italia. All’interno della Chiesa vi è la tomba del Guercino tra l’altro legato al Codice Da Vinci di Dan Brown. La setta dei “Fedeli d’amore” si riuniva in questi luoghi. Nel terzo chiostro della chiesa era fabbricato la teriaca un medicamento composto da 60 erbe e carne di vipera. Era un uso ufficiale delle erbe e quindi consentito perchè prodotto da canonici mentre se una donna produceva medicamenti in casa veniva accusata di stregoneria.

Chiesa di S.Salvatore

Emilia Bonetti detta la “spadazza” aveva fabbricato erbe per abortire. Aveva anche fabbricato la calamita, era una calamita benedetta da preghiere per assistere la partoriente. Questo processo si basa sulle voci e le accuse delle persone ed è stato un processo lunghissimo, se ne conservano 322 pagine all’Archiginnasio. Alla fine c’erano 29 imputati. Nonostante la mole di pagine che ci sono pervenute non sappiamo come è andata a finire, chi è stato condannato e chi no.

Arriviamo quindi alla Torre Ghisilieri, oggi campanile delle Chiesa Santi Gregorio e Siroda qui parte la storia di Gentile che viene accusata dal marito di averlo voluto avvelenzare. Complice del marito è la serva più fidata di Gentile che la tradisce. Si pensa che sia stato proprio il marito a pagare i servi perchè testimoniassero contro la moglie. Nella stanza di Gentile viene trovato un libro di Negromanzia questo è sufficiente insieme alle testimonianze per farla condannare. Venne giustiziata nel 1566, nonostante la provenienza da una famiglia importante.

A questo punto il percorso ci conduce in Via Schiavonia. Nella zona vivevano due donne. Giovanna, incinta di sei mesi si sentiva posseduta dal Diavolo e nonostante gli appelli a medici e preti nessuno riuscì ad aiutarla è mori utotrafiggendosi con un coltello trovato in casa. La seconda donna è Antonia, la sua storia è differente in quanto si finge posseduta. Antonia era innamorata di un un uomo ricco. La famiglia di lui non volevano e quindi celebrano un finto matrimonio per accontentare l’insistenza della donna nel non voler abbandonare l’idea di sposarlo nonostante le avessero offerto dei soldi. La donna si accorge della finzione e abbandona il ragazzo. Sposa poi Marcello da Reggio che è un uomo violento e la costringe anche alla prostituzione, fugge dal marito e il suo primo fidanzato per aiutarla le dona 20 scudi. Per evitare il carcere dove le avrebbero sottratto i 20 scudi si finge posseduta dal diavolo ed è sottoposta ad esorcismi pubblici in cui riesce a simulare gli stati tipici di chi è posseduto.


Via Schiavonia

Queste due storie sono al di fuori della stregoneria ma narrano ugualmente di uno stato che hanno vissuto le donne. Affette da malattie mentali o semplicemente desiderose di raggiungere i loro sogni erano accusate di stregoneria o di possessione demoniaca perchè non vi era altra possibilità per uscire dalla vita che altri le imponevano.

L’ultima storia è quella di Lucia Malepersi, vedova si sposa con un notaio ma si innamora di un altro. Lei e l’amante decidono di uccidere il servo che aveva scoperto che lei tradiva il marito e lo seppelliscono in cantina. Dopo del tempo viene scoperto il tutto e viene accusata di stregoneria anche perchè il marito la accusava di aver avvelenato il figlio. La donna riesce a scappare ma ritornando a Bologna viene bruciata al rogo e l’amante impiccato. Di tutte queste storie, Lucia è l’unica colpevole di reati ma anche lei essendo ricca poteva sfuggire al rogo ha commesso l’errore di ritornare a Bologna.

Il tour è stato molto interessante e lo consiglierei, sono due ore in cui scoprire i segreti di una città che offre tantissimi spunti di riflessione.

Abracadabra a tutti.

Bologna 2019-03-15

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