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Anthropocene

E’ la mia terza tappa al Mast di Bologna. Questa volta per la Mostra Anthropocene con le opere di Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier.

La daysperience n°223 di oggi?

Anthropocene.

Il termine indica l’era geologica in cui ci troviamo, fu coniato negli anni ottanta e ancora non è stato accettato dalla comunità scientifica. L’epoca geologica in cui ci troviamo è l’Olocene ma molti studiosi ritengono sia giusto utilizzare il termine Anthropocene per l’epoca attuale sulla base delle trasformazioni che l’impatto dell’Homo Sapiens ha avuto negli ultimi decenni sulla stessa conformazione della Terra.

Il progetto nasce dalla collaborazione con il gruppo di ricerca Anthropocene Working Group che si occupa di rintracciare quei segnali dell’ indelebile impronta umana sul Pianeta.

Attraverso le meravigliose fotografie di Edward Burtynsky e i video di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier questa mostra vuole comunicare senza alcun artefizio ma solo mediante la rappresentazione del reale quanto l’uomo stia impattando sull’ambiente e come lo stia facendo in modo veloce e irreversibile.

Lo scopo del progetto non è solo dimostrare che ci si trova di fronte a una nuova era geologica ma anche smuovere le coscienze di fronte alle trasformazioni del clima e dell’ambiente che stiamo compiendo.

Un percorso multimediale di grande impatto visivo che suscita diverse reazioni, dalla rabbia alla tristezza. La società capitalista in continua crescita demografica divisa tra iperproduzione e iperconsumo sta sfruttando ogni centimetro della Terra per approvvigonarsi di risorse esauribili.

La chiave di lettura dell’opera di Burtynsky non è solo di denuncia ma anche estetica. Le sue foto sono meravigliosamente tragiche. Da un punto di vista puramente estetico sono un elogio delle nuove geometrie, derivanti dalle macchine e dall’intervento umano sul suolo.

Nella mostra in via Speranza 42 a Bologna, non c’è solo l’impatto negativo del lavoro umano ma anche esempi di produzione positiva di risorse, ancora troppo pochi e troppo costosi da poter essere una scelta valida per la società capitalista.

Questa nuova era geologica, con la sua produzione di anidride carbonica a livelli mai registrati in passato, con la plastificazione del mondo e l’uso indiscriminato di qualsiasi risorsa mineraria, idrica ed energetica presente sul Pianeta, non ha ancora un punto di inizio preciso nella storia. Gli studiosi sono infatti indecisi se farla iniziare con l’industrializzazione dell’800 oppure negli anni ’50 con le particelle nucleari rilasciate nell’aria a causa degli esperimenti sul nucleare.

E la fine di quest’era geologica quale potrebbe essere? Alcune ere si sono concluse con l’estinzione di interi ecosistemi, basti pensare ai dinosauri. Se ci stiamo arrogando il diritto di essere l’unico ecosistema vivente potremmo essere i prossimi a doverci estinguere non per un ciclo naturale ma per il nostro stesso agire.

Bologna 2019-08-11

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