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Arquivo Urbano

E’ questo il titolo di una delle 11 Mostre proposte dalla biennale di fotografia dedicata all’Industria e al Lavoro. La mostra è una riflessione sulle condizioni urbane delle città di Luanda da cui proviene l’artista Dèlio Jasse.

La daysperience n°311 di oggi?

Riflessioni urbane.

La città di Luanda, capitale dell’Angola vive un secondo “colonialismo“. Il primo da parte dei portoghesi alla fine del XV secolo e il secondo è quello odierno ad opera dei Cinesi che stanno investendo molto in Angola per sfruttare le risorse del territorio. Lo stesso aeroporto di Luanda è di costruzione cinese e il profilo urbano della città sta mutando rapidamente forte dell’enorme crescita demografica.

Ad oggi la capitale dell’Angola conta 8 milioni di abitanti, tale numero è destinato a duplicare, secondo gli studi, nei prossimi 10 anni.

Il giovane artista si interroga su questi mutamenti, confrontandoli con il colonialismo portoghese.

Le opere dell’artista sono raggruppate in tre sezioni e occupano altrettante sale di Palazzo Paltroni, sede della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Dèlio attinge dal proprio archivio e manipola le foto con diverse tecniche, per rappresentare la sua visione del cambiamento urbano.

Nella prima sala le stampe delle foto sono manipolate con una tecniche che le fa assomigliare a pennellate e sulle stesse sono apposte delle scritte realizzate con timbri dell’epoca coloniale in foglia d’oro.

La scelta del materiale più prezioso non è un caso, da un lato crea il contrasto con l’oggetto della foto, spesso uno scenario urbano degradato o comunque sterile, dall’altra rimanda alle reali motivazioni di tali cambiamenti.

L’approvvigionamento di materie prime di paesi che non hanno i mezzi per sfruttarle da parte di altri più ricchi che invece possono farlo in una nuova “corsa all’oro” stavolta nel continente africano.

Nella seconda sala, l’artista sovrappone foto digitali su supporti trasparenti richiamando al disordine con cui sta crescendo la città e riportando a scenari futuribili di una costruzione senza alcuna radice locale.

Gli edifici fotografati da Jasse potrebbero essere in qualunque luogo, frutto di una globalizzazione sterile anche in ambito architettonico.

L’ultima sala in cui ci ha condotto la brillante guida del curatore di Fotoindustria, Francesco Zanot, vede tre proiettori orientati ognuno su una parete diversa.

Si alternano centinaia di fotografia che poi si sovrappongono sull’immagine centrale che rappresenta una chiesa del periodo coloniale.

Anche in questo esperimento artistico l’autore vuole sovrapporre i due temi, presente e passato, per ipotizzare un caos cumulativo dell’ambiente urbano futuro.

Il destino di Luanda non è diverso da quello di altre città africane ed è per questo che l’autore cerca di portare in mostra il suo lavoro soprattutto in Africa, per far entrare le persone nella sua opera ma anche come spunto di riflessione sul futuro, non solo dell’Africa.

Bologna 2019-11-07

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