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Domus

“Ci sono oggetti che tengo in casa, che stanno lì a decantare, un pò come il vino. Ma so che da quelli verrà fuori qualcosa.” Così scrive Patricia Urquiola intervistata sul tema dell’analogia insieme ad altri autori che si incontrano per parlare del lavoro di Achille Castiglioni.

Compriamo oggetti ma anche riviste o libri e sono lì in attesa di darci nuove istruzioni, di proporci altri usi e ipotetiche idee.

Dopo il quotidiano e Vogue oggi un’altra rivista i cui numeri collezionavo quando studiavo Architettura. La rivista è Domus, il numero che ho spolverato dalla soffitta è l’880 di Aprile 2005.

La daysperience n°383 di oggi?

Analogia.

La copertina è l’ultimo progetto (all’epoca) di Philippe Starck, la lampada Gun realizzata dall’azienda italiana Flos e ormai entrata nella storia del design.

All’interno ritroviamo l’elenco degli eventi d’arte più importanti in giro per il Mondo descritti in breve.

Dalla proiezione del film How Things Happen girato da Fischli & Weiss nel 1986 e riproposto nelle boutique parigine di Helmut Lang alla Nobson Newtown di Paul Noble , opera epica della rappresentazione di una città utopica, definita nei minimi dettagli.

Dai lavori del gruppo SMAQ esposto negli ambienti della galleria Blauraum di Amburgo ai 200 disegni di Alessandro Mendini per la mostra Pulviscoli alla Triennale di Milano fino all’inaugurazione dell’esposizione dell’artista Louise Bourgeois al Centro di arte Contemporanea dell’Avana.

Il tema principale di questo numero è l’analogia, tema caro ad Achille Castiglioni uno dei più importanti designer italiani, vincitore per sette volte del compasso d’oro ed esposto al MoMA di New York nel 1997 nella più grande retrospettiva dedicata ad un italiano all’epoca.

Su questo tema e sul lavoro del celebre designer discorrono altri Architetti e autori come Stefano Boeri e Michele De Lucchi, che lo hanno conosciuto e che allo stesso modo rintracciano nell’analogia un tema fondante del lavoro contemporaneo.

Nello stesso numero veniamo a conoscenza di un altro lavoro di Castiglioni, per il cinema. Il progetto delle scenografie per un film fantascientifico diretto da Castellani e ispirato all’ isola del tesoro di Stevenson.

Il progetto non andò in porto ma ci sono rimasti gli schizzi e i disegni visionari , pulitissimi e realistici delle navicelle di Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

Nello stesso numero scopriamo come la necropoli del Cairo è diventata negli anni, da città dei morti a città dei rifugiati. Le tombe sono state in parte abitate pur mantenendo il piano inferiore dedicato alle sepolture e il piano superiore alle abitazioni. Il tutto senza controllo delle istituzioni configurandosi come nuovo spazio urbanizzato e ibrido.

Possiamo ancora scoprire in questo numero il progetto Wurmkos Abitare in cui una comunità psichiatrica si autoprogetta gli spazi della propria residenza accogliendo le idee di tutti gli attori coinvolti.

E’ questa Domus, un insieme di citazioni nuove e storiche, di stimoli creativi, superfici lucide o grezze, immagini senza colore o mosaici policromi, una fonte di ispirazione e conoscenza del nuovo, dell’antico, del vicino e del lontano, dell’immaginario e del tangibile.

Bologna 2020-01-18

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