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Everything and Everywhere

Una nuova mostra al Mambo di Bologna. Questa mostra è strettamente connessa a quella Anthropocene di cui vi ho già parlato. L’artista in mostra è Julian Charrière, un giovane artista che si è posto anch’egli il problema delle trasformazioni che il nostro pianeta sta subendo a causa dell’uomo.

La daysperience n°239 di oggi?

Julien Charrière. All We Ever Wanted was Everything and Everywhere.

E’ questo il titolo di questa interessante mostra. Video installazioni, fotografia e scultura guidano il visitatore negli abissi.

La prima sala è uno schermo gigante su sui vengono proiettate le riprese marine di una gigantesca struttura abbandonata. Il tempo le sta dando una vita differente, con la vegetazione che la ricopre. La natura non riesce a ingurgitarla, rimane li immobile a ricordare il decadimento fisico della società che l’ha prodotta. Siamo sull’atollo di bikini ingiustamente utilizzato per esperimenti nucleari. Alle macerie degli abissi si alternano albe e frammenti di spiagge con palme. Scenari quasi post bellici o post apocalittici.

Non-luoghi esistenti che tracciano un possibile futuro del Pianeta.

Nell’hangar principale del museo pesanti sfere di piombo racchiudono noci di cocco ormai infertili a causa delle radiazioni. Una campana, primo strumento utilizzato per le immersioni a profondità elevate, è sospesa a pochi centimetri dal pavimento mentre su uno schermo il lento ondeggiare dell’acqua su un elica sprofondata anch’essa negli abissi.

Il racconto di Julian Charrière non parla di vita ma piuttosto di desolazioni. Se la causa delle trasformazioni geografiche in Anthropocene era dovuto alle attività estrattive e produttive, in questa mostra si pone l’accento sui rifiuti, i rifiuti tossici che continueranno a esistere probabilmente anche dopo il genere umano e caratterizzeranno un nuovo paesaggio post-urbano in cui altre forme di vita come i batteri colonizzeranno il Pianeta abbandonato dal genere umano.

Bologna 2019-08-27

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