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Lettera sulla felicità

Si utilizza spesso la parola epicureo associando tale termine al godimento dei piaceri della vita e dei beni materiali. In realtà la dottrina epicurea è stata nel tempo semplificata.

Di questo grande filosofo greco ci è rimasto ben poco e conosciamo la sua opera prevalentemente grazie a Diogene Laerzio che in Vite dei filosofi dedica un capitolo al filosofo di Samo.

La daysperience n°281 di oggi?

Lettera sulla felicità.

Molti conoscono il volto di Angelo Pellegrino, attore caratterista impegnato in oltre sessanta film del genere commedia all’italiana. Ha partecipato anche a pellicole di rilievo come Novecento di Bertolucci e Malèna di Tornatore.

Ad Angelo Pellegrino si deve l’enorme fortuna della traduzione della Lettera a Meneceo, il testamento della filosofia epicurea.

Come scrive egli stesso nell’introduzione al libro, l’esigenza di questa traduzione nacque dalla rilettura di Orazio che gli richiamò l’entusiasmo per alcuni brani della Lettera che aveva letto ai tempi del liceo.

Al tempo Pellegrino collaborava con Stampa Alternativa che nel 1989 avevano avviato la pubblicazione dei volumi Millelire che ebbero poi un grande successo editoriale.

Nel 1992 viene pubblicata Lettera sulla felicità con l’intento di farne proprio un volumetto al costo di mille lire. Chi poteva avere interesse nel leggere un filosofo quasi sconosciuto?

Il libro ebbe un successo straordinario tanto da farne un oggetto di culto, che tutti dovevano avere, parlava di felicità in un periodo storico di forti cambiamenti.

Lettera sulla felicità continua ancora oggi ad avere successo, sono ormai diversi milioni le copie vendute e il pensiero di Epicuro è stato svelato ma anche mistificato e ridotto.

L’invito di Epicuro si fondava su uno stile di vita ritirato, fatto di cose semplici di cui gioire insieme agli amici e studiosi dagli stessi interessi.

Il piacere che è inizio e fine della vita per Epicuro è il piacere dato dal soddisfacimento dei bisogni, chi non ha pane o acqua ne gode nel momento in cui riesce ad averlo e quel piacere non è minore di chi beve vino e ha un pasto luculliano.

Spesso i desideri derivano da falsi condizionamenti che generano profonde sofferenze quando non si raggiungono gli intenti. In fondo ciò che serve veramente non è difficile da trovarsi ed è l’inutile che è difficile da raggiungere.

Il messaggio di Epicuro rimane un forte monito a riflettere sulla vita, su ciò che ci rende felici senza cercare troppo lontano, senza la necessità di dover smuovere mari e monti per trovare la felicità.

Bologna 2019-10-08

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