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La più gioconda veduta del mondo.

Oggi mi ha contattato un mio amico di Università per invitarmi alla presentazione di un libro al MAST. E’ una fondazione internazionale basata sulla tecnologia, l’arte e l’innovazione. Gli edifici che ne fanno parte sono molto interessanti, l’intero complesso è stato progettato dallo studio Labics di Roma. Non ci ero mai stato, si ospitano mostre fotografiche proiezioni e conferenze.

Ingresso Mast

Il mio amico mi scrive che ha due biglietti per la presentazione del libro di Gianni Berengo Gardin. Siccome è alquanto difficile partecipare a queso tipo di eventi al Mast perchè i biglietti si esauriscono velocemente, ho accettato volentieri.

La daysperience n°72 di oggi?

La più gioconda veduta del mondo.

E’ questo il titolo del libro di questo maestro della fotografia in Italia e nel Mondo. Nasce a Santa Margherita Ligure 88 anni fa ma è veneziano di adozione, a Venezia cresce e studia. Poi collabora con tantissimi fotografi e curatori in tutto il mondo. Il libro è proprio una sua visione su Venezia. Da un punto di vista differente, dall’alto. Si è recato più volte a Venezia per fotografare la vita della città al di là del turismo.

Una particolare attenzione ai mezzi di trasporto che popolano la laguna per portare merci e passeggeri, non solo i turisti ma chi vive e lavora nella Serenissima. Alcuni scatti sono davvero iconici, come il trasporto di un pianoforte a coda su piccole imbarcazioni, o i monaci che vogano e altro ancora.

Non è la prima volta che il famoso fotografo si cimenta sul tema veneziano, una sua mostra contro il passaggio delle grandi navi nella laguna fu rimandata dal sindaco del tempo e divenne il simbolo della battaglia sul tema. E’ stato molto interessante conoscere meglio questo maestro della fotografia, anche quando ho iniziato il mio corso di fotografia, proprio nella primissima lezione ci mostrarono la sua foto dei due innamorati sulla panchina con il tram dietro in movimento che quasi sparisce. Il pretesto per spiegarci i tempi di posa con una foto storica e densa di significato grazie ad un semplice espediente. La grandezza del lavoro di questo fotografo è proprio la sua umiltà ma anche la semplicità dello scatto, senza artificio, pulito. Come egli stesso ha detto in conclusione della conferenza, il fotografo deve ricordarsi di essere un documentarista, troppo spesso i fotografi cercano il gesto artistico e dimenticano che fra centinaia di anni quelle foto avranno il valore della documentazione, di mostrare a chi le guarda come sono cambiati gli usi e i costumi o i paesaggi. Questa citazione mi ha fatto ricordare anche del lavoro di Vivian Meier che documentava tutto ciò che la incuriosiva in qualche modo non con l’idea che qualcuno potesse vederle ma per il semplice gusto di farlo e sicuramente oltre alla bellezza poetica del suo lavoro un giorno le sue foto saranno anche una fonte inesauribile di fatti accadati nel suo tempo.

Anche questo blog probabilmente rimarrà nascosto per lungo tempo è un giorno sarà memoria di tutte le daysperience fatte e potrà essere di ispirazione per altri che vorranno provare.

Bologna 2019-03-14

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