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Scrivere come Emilia

“Questa mattina mi sono svegliata e ho pensato a come sarebbe vivere senza tasche. Forse non riuscirei nemmeno a trovare il coraggio di andare a passeggio, se non avessi le tasche su cui contare. Dev’essere per questo che mi sono sempre piaciuti i canguri.” Così inizia a scrivere Emilia, protagonista del libro di Natascha Lusenti Al mattino stringi forte i desideri.

Emilia scrive di colori o di tasche come in questo caso, argomenti apparentemente banali attraverso cui esprime i propri pensieri descrivendo se stessa e il mondo che la circonda e la incuriosisce.

Ho voluto sperimentare anche io questo metodo di scrittura oggi. Ho scelto un tema, apparentemente banale, una parola, un oggetto, per costruirci un pensiero, uno spunto di riflessione. Un esercizio di scrittura.

La daysperience n°338 di oggi?

Le porte.

Mi hanno sempre affascinato le porte con i battenti, quelli pesanti metallici, decorati con teste di leoni o altri ornamenti. A volte mi fermo a fotografarle. Non so perché mi fermo spesso a guardare le porte chiusa, le preferisco a quelle aperte.

La porta è un confine, un limite, ma anche un filtro. Tra il privato e il pubblico tra il sacro e il profano, tra il caldo e il freddo,tra il sicuro e l’insicuro.

“Una porta chiusa in faccia”, “Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta” di Milton Berle, “Non c’è miglior chiave che la volontà di aprire una porta” di Hasier Agirre, e la frase più usata “Chiusa una porta si apre un portone”.

La porta non è solo uno oggetto è anche un’idea. Un principio ambivalente, ci dà sicurezza se è ben chiusa a chiave e ci protegge dall’esterno allo stesso modo è il passaggio all’esterno, il luogo non luogo da attraversare per conoscere l’ignoto.

Una porta ci può sollevare l’animo perchè è la prima cosa che ci fa esclamare “Casa dolce casa” ma è anche l’ultima cosa che vediamo prima di lasciarci alle spalle le sicurezze e andiamo ad affrontare l’incertezza del mondo.

Dietro una porta ci può essere la sicurezza o l’ignoto sia che la attraversiamo per entrare in un luogo sia per uscirne.

La porta stessa è il confine, la scelta. Non possiamo avere la certezza su cosa troveremo dietro una porta, fosse anche quella del luogo a noi più noto.

Potrebbe nascondersi l’Infinito come per Leopardi dietro la siepe.

Dietro una porta si possono nascondere, gioie e dolori, affetti e delitti, il bene e il male.

Il nostro compito non è restare a guardare le porte chiuse e nemmeno fantasticare su cosa c’è al di là della porta, possiamo solo decidere quale porta attraversare ma non possiamo fermarci sull’uscio.

Bologna 2019-12-04

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